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Alessandro Benvenuti in Abruzzo con “L’avaro” di Molière. Al Comunale di Teramo il 14 e 15 febbraio, al Caniglia di Sulmona sabato 16. Adattamento e regia di Ugo Chiti.

Il mattatore toscano Alessandro Benvenuti è un grande Arpagone nell’immortale classico di Molière “L’avaro” in scena a Teramo e Sulmona nell’edizione adattata e diretta da Ugo Chiti.

 

Lo spettacolo, prodotto da Arca Azzurra, è in programma al Comunale teramano giovedì 14 (alle ore 21) e venerdì 15 febbraio in doppia recita (alle 17 e alle 21), per la stagione di prosa di Acs e Riccitelli.

Nel teatro sulmonese Maria Caniglia il capolavoro molièriano va in scena sabato 16 febbraio (ore 21), per la stagione di prosa targata Acs e Comune.

 

Accanto a Benvenuti, nel ruolo del vecchio vedovo taccagno, dispotico e bislacco, gli attori Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Paolo Ciotti, Gabriele Giaffreda, Elisa Proietti.

 

Ricerca e realizzazione costumi Giuliana Colzi, luci Marco Messeri, musiche Vanni Cassori, aiuto regia Chiara Grazzini. Durata dello spettacolo 2 ore, intervallo compreso.

La commedia in cinque atti “L’avaro” (L’Avare ou l’École du mensonge) fu scritta da Jean-Baptiste Poquelin in arte Molière nel 1668 e rappresentata lo stesso anno, con l’autore nei panni di Harpagon, capofamiglia balordo, taccagno e tirannico come tanti altri, circondato da un’amabile e canagliesca corte di servi e di innamorati.

 

Molti i temi, trattati da Molière con intelligente arguzia: l’avarizia estrema, l’avidità, gli equivoci sentimentali e i matrimoni (mal) combinati, il lusso eccessivo, il gioco d’azzardo. Il tutto concentrato in un’unica giornata nella casa di Arpagone.

 

Spiega Ugo Chiti nelle note di regia: «Il nostro “Avaro” occhieggia a Balzac senza dimenticare la commedia dell’Arte, intrecciando ulteriormente le trame amorose in un’affettuosa allusione a Marivaux. Contaminazioni a parte, Arpagone resta personaggio centrale assoluto. Mantenendo quelle caratteristiche che da sempre hanno determinato la sua fortuna teatrale, qui si accentuano alcune implicazioni psicologiche, si allungano ombre paranoiche, emergono paure e considerazioni che sono più rimandi al contemporaneo».

 

 

 

 

 

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